Le recensioni di Pelle: Slash

Pelle
22 apr 2010

Lo scorso 6 Aprile Saul Hudson, in arte Slash, ha pubblicato il suo primo (ed omonimo) disco di debutto come solista all’età di quasi 45 anni, che segue di tre anni l’ultimo “Libertad” pubblicato con i “Velvet Revolver”, attualmente in pausa di riflessione. Il chitarrista ha riunito volti noti e meno noti dello star-system musicale nordamericano per portare a termine questo progetto che, a prima vista, ricorda molto il format adottato nelle ultime fatiche discografiche di Carlos Santana.

Accade così che grandi e storiche voci, come quelle di Iggy Pop, Chris Cornell, Ozzy Osbourne o Lemmy Kilmister, prestino le loro preziose corde vocali all’ex “Guns’n’Roses”. Tra gli ospiti, anche astri nascenti della scena Rock (Myles Kennedy e Andrew Stockdale su tutti) e personaggi del mondo del Pop più smaccatamente commerciale, come Adam Levine o Fergie. Data l’eterogeneità degli ospiti, non è ben chiaro cosa aspettarsi da questo disco.

Il disco ha sonorità decisamente pop, salvo qualche eccezione. Questo fatto di per sé non costituisce né un merito né un demerito, ma è bene sottolineare questo aspetto che, sicuramente, non piacerà a molti. Certo, non mancano i brani convincenti: personalmente, ho apprezzato molto sia il duetto con Andrew Stockdale dei “Wolfmother” che quello con Myles Kennedy degli “Alter Bridge” che, tra l’altro sarà il cantante del super-gruppo che porterà in giro per il mondo alcuni brani di questo album, oltre alla produzione storica di Slash come membro di “Guns’n’Roses”, “Slash’s Snakepit” e “Velvet Revolver”, anche se il brano più interessante è, probabilmente, lo strumentale “Watch This” con Dave Grohl e Duff McKagan come ospiti.

Il disco, nel complesso, si lascia ascoltare con piacere (e di questi tempi è già qualcosa…), ma da Slash è lecito aspettarsi di più. Il fatto di cucire su misura ogni brano per la voce di turno appare più un limite che un punto di forza, lasciando la sensazione del compitino svolto senza infamia e senza lode. I soli di Slash, obbligatoriamente presenti in ogni brano, sono un esercizio di maniera, per quanto ben confezionato e realizzato.

In definitiva, un album che riempie il vuoto tra il precedente ed il prossimo (si spera) dei “Velvet Revolver”, un prodotto piacevole ma niente di più.

Voto al disco: 5,5

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