Vi riporto lo scritto del Comitato dell’Unavalmarecchia per cercare di far chiarezza sugli ultimi avvenimenti circa il passaggio in regione.
Con la sentenza n.246, depositata l’8.7.2010, la Corte Costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità formulate dalla Regione Marche nei confronti della legge 117/09 che ha disposto l’aggregazione dei nostri sette Comuni alla Regione Emilia-Romagna ed ha così posto termine ad una procedura che si è rivelata corretta sotto ogni aspetto. La pronuncia della Corte ha una duplice valenza: elimina una situazione di incertezza destinata ad incidere definitivamente nei rapporti fra gli enti coinvolti nel passaggio e riconosce piena legittimità al primo procedimento che nella storia della Repubblica ha dato attuazione all’art.132, 2° comma, della Costituzione. Per chi come noi è stato chiamato a studiare e promuovere il complesso procedimento imposto per la modifica dei confini regionali rappresenta anche un motivo di soddisfazione e di conferma che a tutti i problemi che si sono posti fin dall’inizio è stata data giusta soluzione da parte di tutti gli organi competenti. Il primo problema era costituito dalla richiesta di referendum congiunto, che è stata ritenuta ammissibile dalla Corte di Cassazione.
Approvato in senso favorevole il referendum, che sembrava un’impresa impossibile a causa dell’elevato quorum richiesto, decaduto il primo disegno di legge presentato dal precedente Governo per lo scioglimento anticipato della legislatura, i parlamentari locali si sono attivati per presentare proposte e disegni di legge nelle rispettive Camere, pur informandoci delle difficoltà di approvazione di leggi ordinarie e portatrici di interessi locali, in un quadro complesso di politica nazionale in tale materia. Grazie all’interessamento dei consiglieri regionali locali si sono ottenuti in tempi relativamente brevi i pareri dei due Consigli regionali, e nell’arco di due anni e mezzo dallo svolgimento de referendum la legge è stata definitivamente approvata.
Il ricorso della Regione Marche, che appariva prima facie manifestamente infondato, ha tentato di vanificare tutto il percorso, ma è stato respinto, come era doveroso, con una motivazione ineccepibile e corposa che ha confermato la legittimità e la correttezza di ogni aspetto del procedimento. Più volte nella sentenza si segnala alla ricorrente Regione Marche che le sue censure vorrebbero introdurre vincoli ed un appesantimento della procedura di approvazione della legge che dispone la variazione territoriale, che non sono previsti da alcuna norma di rango costituzionale. Ma la sentenza richiama almeno due volte anche l’indagine conoscitiva che la Commissione Affari Costituzionali della Camera, su richiesta della deputata Sesa Amici, condivisa da tutti gli altri componenti, ha ritenuto di effettuare per approfondire una materia alla quale veniva data attuazione per la prima volta. E così quello che ci appariva un ostacolo od un rallentamento dell’iter della commissione, si è rivelato quanto mai opportuno: l’audizione di due costituzionalisti, dell’ANCI, dell’UPI e della Lega delle Autonomie ha fornito materiale e preziosi elementi per condurre ad un’approvazione della proposta di legge con cognizione di causa, approfondita e vagliata sotto ogni profilo, tale cioè da non meritare le censure di incostituzionalità che la Regione Marche, per motivi non strettamente giuridici, ha preteso di muovere avverso la legge.
Non sono questi gli strumenti per risolvere i problemi dell’Alta Valmarecchia e la Regione Marche ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, ha dimostrato di non sapere e soprattutto di non volere rispettare le esigenze e le richieste della popolazione che era chiamata ad amministrare. Alla lezione di democrazia del referendum si può ora aggiungere una lezione di diritto da parte del massimo organo di garanzia costituzionale.
Per il Comitato “ uanvalmarecchia “ Avv. Bianca Barbieri.